Da 2night Magazine di luglio: le hit e i locali simbolo del nuovo millennio

TORMENTONE GLOBALIZZATO… SUCCESSO ASSICURATO?

Tempi spurii. Gli anni dal 2000 in poi segnano l’avanzata del tormentone globalizzato, che ha tutte altre caratteristiche rispetto a quello spiaggiarolo, ma ben orchestrato, da Italietta post boom economico dell’estate al mare. Il tormentone globalizzato parla una lingua straniera, non si interessa al mare, pubblicizza sempre qualcosa ed è un po’ più trash e un po’ meno conosciuto di prima, tanto che qualcuno ha paventato (sia mai!) la fine del concetto di tormentone.
Il punto di non ritorno nel 2003, quando dopo il “Dammi tre parole” della meteora Valeria Rossi e “Aserejé” del terzetto Las Ketchup con inevitabile balletto correlato (rispettivamente 2001 e 2002), “Chihuahua” del dj Bobo si attesta come l’ultimo vero tormentone universalmente conosciuto e un po’ detestato. Perché il tormentone è  un’invasione sonora che conosci ma non sai come: magari l’hai sentita alla radio, nell’iPod del vicino in autobus o al bar per l’aperitivo. Detestare il tormentone fa pure un po’ chic.

tormentoni


Ma da metà decennio si cambia musica: il tormentone diventa la versione contratta (30 secondi, basta solo il ritornello) inserita nello spot dell’estate che solitamente è una promozione telefonica, ma va bene anche il drink da spiaggia. Da “Happy Hour” di Ligabue (chi ha mai conosciuto l’intero testo?) al curvarolo “Poporopopoporo” versione rivista di Seven Nation Army dei The White Stripes. E si sa che quello del marketing “è un mondo difficile, vita intensa” così succede che la hit abbia una gittata settimanale più che stagionale, e che ricordarsela l’autunno successivo è impresa da musicomani. Ma non tutto il male vien per nuocere: con l’affievolirsi (qualitativo, quantitativo e markettaro) del tormentone estivo è risorto il contrappunto di qualche voce fuori dal coro. C’è l’anti-tormentone: ballabile, trascinante, a tratti demenziale ma con un testo di denuncia. Caso da manuale “Ombrelloni” dell’anarchico Cristicchi; agli amanti delle musichette da spiaggia scoprire cosa ci vuol fare lui con l’ombrellone.

IL POST (POSH) DEL CHIRINGUITO
Dove deliziare le proprie orecchie all’ascolto della musica estiva? In questi anni il crollo della mega discoteca si è registrato più d’estate che d’inverno. In Italia resiste la mecca Billionaire, ritrovo smeraldino di vip e di veline che negli anni si è praticamente trasformato in un’abitazione privata, formato famiglia numerosa, con padrone di casa che dispensa inviti e regala celebrità gossippara ai suoi ospiti. Ma la nuova moda è quella del chiringuito, baracca eco-chic sulla spiaggia, che verso il tramonto alza la radio (le meglio accessoriate hanno il dj) e fa scattare il ballo a piede nudo, con buona pace del tacco a spillo. E’ una trovata nata sui lidi di Ibiza e Formentera e radicalizzata nelle spiagge più frequentate del Mediterraneo: dal chiosco Blanco di Formentera (il più famoso) al Tropicana Beach Bar di Mykonos (il più sexy, almeno a detta loro) fino al Papeete beach club, culto romagnolo a Milano Marittima.
Ultima evoluzione del chiringuito è l’Hakuna Matata Plus, locale sulla spiaggia di Riccione, nato con i chioschi di legno ma trasformato nell’estate 2008 in un resort per luxury-addicted, con vasche d’acqua su diversi livelli e un servizio food&beverage da stellato parigino. Speriamo almeno che il mare non si riempia di alghe.

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