DA 2NIGHT MAGAZINE DI LUGLIO: LE HIT E I LOCALI SIMBOLO DELLE ESTATI ’80

«Eh-muè che festa, essere nato con le corna in testa
animalesco ma di estremo gusto, rappresentante del moderno kitsch»
(Righeira, Hey Mama)

Un decennio musicalmente spesso bistrattato che vede l’affermazione di “meteore” come i citati Righeira, Sandy Marton e Sabrina Salerno, da una parte, e miti come Madonna, Prince e Michael Jackson, dall’altra. Sono tante e ancora di notevole successo le hit delle estati anni ’80. E’ il 1985 quando i “fratelli brasiliani” Johnson e Michael Righeira – in realtà gli italianissimi Stefano Righi e Stefano Rota from Torino – vincono il Festivalbar con “L’estate sta finendo”, canzone malinconica, molto diversa dagli altri loro pezzi “Vamos a la playa” e “No tengo dinero”, che ebbe un successo incredibile: settimane e settimane in vetta alla classifica italiana dei singoli e hit commerciale anche all’estero. I Righeira, a modo loro, rappresentavano un timido tentativo di distaccamento da uno stile perbenista da maglioncino sulle spalle e Timberland di ordinanza e, ovviamente, ottennero un notevole consenso tra i teenager dell’epoca.

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Lo stereotipo, infatti, prevedeva ancora estati alla “Sapore di Mare” – pellicola dei fratelli Vanzina prodotta nel 1982 sull’onda di un revival anni ’60 – dove le mete “in” erano Forte dei Marmi e la “tranquillamente snob” Capannina di Franceschi ma non troppo distante, ad Ibiza ad esempio, già dal 1973 furoreggiava una discoteca chiamata Pacha: “dice nulla?”.

Il Pacha è considerata tutt’ora uno dei templi della disco music mondiale e suonarci, oggi come allora, voleva dire essere un dj di fama planetaria ma a metà anni ’80 ci si esibiva anche l’italiana Spagna con la sua hit “Easy Lady”. Gli anni ’80 ebbero, a tal proposito, il merito di dare avvio ad un’onda trasgressiva, in fatto di musica e stile, che in Italia sarebbe arrivata integralmente solo nel decennio successivo, ma tant’è… Qualcosa stava cambiando.

Nel 1986 esplode il singolo “Take on Me” della band norvegese A-ha diventato subito singolo più venduto negli Stati Uniti e al secondo posto in Gran Bretagna, primo anche nella chart italiana, permanendo in top ten per tredici settimane consecutive. Parte del successo del singolo lo si deve al videoclip diretto dal regista Steve Barron, tuttora considerato una pietra miliare e, a detta di molti, archetipo dello stile di quegli anni così come alla straordinaria bellezza del front man Morten Harket.

Altro artista cardine di quel decennio fu Madonna “prima maniera” con le hit “La Isla Bonita”, “Papa don’t preach”, “Open your heart” e “Live to tell”, tutti singoli estratti dall’album True Blue. Regina incontrastata delle classifiche ieri ed oggi, la vera evergreen, mutevole, trasgressiva fin dal nome ma soprattutto intuitiva come pochi in fatto di strategie di mercato… fu la prima a puntare su videoclip di ottima fattura, dei veri e propri mini film, che ben presto spopolarono sulla appena nata emittente MTV.

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