Ritorna Jeremi Shaw con Circlesquare, il nuovo progetto che lo vede impegnato a fondere il suo sound elettronico con il post-punk.

Jeremy Shaw  ha trent’anni e viene dal Canada, ma vive in Germania. È un artista poliedrico che ha sperimentato tantissimo nel mondo della musica, con vari alias e nomi differenti. Già idolo dell’underground canadese, le sue composizioni sono state utilizzate per videogame (Need for Speed) e serie televisive (CSI:Miami). Ora è impegnato in un nuovo progetto sotto il nome di Circlesquare.  Questo nuovo progetto è stato lanciato dall’etichetta Output di Travor Jackson e il nuovo album si chiama “Songs about Dancing and Drugs”, interessante per il suo dualismo, in cui momenti di shoegaze e post-punk si alternano a composizioni di musica elettronica.

Il cantautore canadese si distingue per il suo timbro monotonico che si armonizza con la musica caratterizzata da pochi arpeggi di chitarra e tanti suoni stratificati di synth e drum machine. Il risultato è una musica ipnotica, che ti tiene incollato le cuffie nelle orecchie, ma allo stesso tempo i testi ti fanno venire voglia di alzarti e urlare ogni tipo di frustrazione, davanti a un mondo finto e ipocrita, dove conta solo la maschera. Almeno così canta Jeremi nelle sue canzoni.
Dall’intervista di Gaetano Scippa su PIG di marzo.

È difficile per te trasportare l’era post-punk e shoegaze nelle moderne e originali composizioni di musica elettronica?
Non lo trovo così difficile nella misura in cui mi sono sentito sempre legato a entrambi quindi a mio agio nell’incorporarli nella mia musica. Sono stati movimenti estremamente influenti per lo sviluppo della musica di Circlesquare, anche se mi sono trattenuto dal trasportare direttamente i loro elementi. Più che altro non ho cercato di catturarne il suono ma il mood e le qualità emotive. Detto ciò, sono sicuro che è possibile tirare fuori da quest’album parti che suonano molto vicine a momenti di puro shoegaze o post punk, ma per fortuna lo fanno in  un modo che guarda avanti piuttosto che limitarsi a una mera riproduzione.
Ti sei mai ispirato, musicalmente parlando, alla musica tedesca?
Si, mi sono decisamente ispirato all’estetica minimalista dei Kraftwerk e alla techno contemporanea, che non è necessariamente tedesca, però io tendo associarla alla Germania perché il re è lì. Da studente di scuola d’arte ascoltavo parecchio la musica dei Can, ma non sono sicuro che oggi sia così evidente ascoltando i dischi dei Circlesquare.
Credi che la musica elettronica tedesca possa essere stata influenzata negli ultimi anni da artisti in ambito goth-rock? Penso agli ultimi lavori di Brinkmann, Matthew Dear e Tarwater…
Credo che ci sia stata una sorta di riscoperta e di conseguenza rivalutazione della musica goth da parte di artisti di elettronica. Il dark ha sempre avuto una vita difficile, per lo meno in Nord America, ma ho sempre avuto la sensazione che quanto incredibilmente prodotto negli anni Ottanta  avrebbe avuto un’enorme influenza su certi artisti contemporanei di musica elettronica, incluso me.

Tra i suoi svariati progetti artistici c’è stata anche una collaborazione con Konrad Black, in cui hanno unito i loro stili musicali dando vita a una strana dance musica basata sul vocoder.
Ora però è completamente impegnato con il progetto Circlesquare, in quanto l’uscita del nuovo album e il tour in arrivo, non lasciano spazio al resto.

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