Le Nuove Tendenze dell’Elettronica (Parte I) – Da Frankie Knuckles ai Klaxons

Da 2night Magazine – Gennaio 2009 

“Dance-oriented” forse, è il modo migliore per descrivere la musica elettronica che ha riscosso più successo negli ultimi 20/25 anni, cambiando, per molti versi, il concetto stesso di club culture.
Per comprendere meglio i suoni contemporanei delle consolle, 2night Magazine ha guardato alle tappe più significative del percorso musicale che, dalla fine della disco music, arriva fino alle nuove tendenze minimal e nu-rave attuali.

HOUSE MUSIC

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Con la fine della disco e del periodo tutto zampe d’elefante, collettoni a punta, tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80, ci fu la seconda vera rivoluzione musicale in chiave dance dopo il rock’n'roll. I pionieri della House Music (che prende il nome dallo storico club di Chicago “Warehouse”) erano Frankie Knuckles, a cui è stata dedicata una via , Nicky Siano e Larry Levan, molto vicini al movimento gay di quegli anni. Con la nascita di un nuovo ed incalzante beat in 4/4, arrivano al successo dj come Tony Humphries e Larry Heard; tra i club i nomi da ricordare sono il Paradise Garage negli Stati Uniti, l’Amnesia di Ibiza, lo Shoom di Londra e alcuni dei nostri locali più conosciuti come la Baia degli Angeli di Gabicce Mare, il Much More di Roma e il Paradiso di Rimini. Molti dei dj di oggi rimpiangono di aver perso quel periodo, così carico di passione e spinta rivoluzionaria (Konrad Black dice: “avrei pagato per suonare nei party della East Coast U.S.A. tra il 1982 e il 1988.”)

DETROIT TECHNO
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Pochi anni dopo la nascita della House Music, nella grigia Detroit di quegli anni, si stava imponendo nella scena dance un nuovo genere musicale. Sound più spinto, bpm leggermente più veloci e volontà di far incontrare la musica nera, il soul, con la tecnologia strumentale elettronica che si stava diffondendo. Nacque così la “Techno”, con artisti come Derrick May, Juan Atkins e Kevin Saunderson, che creò a sua volta dei veri e propri miti come il collettivo UR (Underground Resistance) dei vari Mad Mike Banks, Jeff Mills e Robert Hood e Carl Craig, anch’egli entrato nell’olimpo dei dj/producer più amati in tutto il globo. Si crea per la prima volta un “movimento” che si riappropria degli spazi urbani organizzando i primi “party” fuori dai club.

ACID HOUSE & PROGRESSIVE

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Dall’evoluzione della musica House nacque negli Usa, ma si diffuse soprattutto in UK e nel vecchio continente, quello che da molti è stato ribattezzato il movimento neo-hippy Acid House. Molto si deve ad uno strumento divenuto mitico: la Roland Tb 303, una drum machine grazie alla quale è stata composta circa la metà della musica dance-elettronica tra la metà degli anni ‘80 e la fine degli anni 90. Acid House ha significato i primi rave, il ritorno ad esperienze lisergiche e la diffusione su larga scala di droghe sintetiche come l’ecstasy. Il fenomeno ebbe punte piuttosto commerciali con progetti musicali come S-Express e Marrs. Parallelamente, in Europa, si diffuse anche la Progressive House, che portò alla ribalta dj come Paul Oakenfold, Sasha, John Didgweed e Dave Seaman. In Italia, la progressive si è fatta largo in locali storici come la Baia Imperiale, l’Echoes o il Fitzcarraldo, locali dove si arrivava dopo ore in macchina dalle grandi città, pronti a restare fuori tutto il weekend al grido “mezzanotte-mezzogiorno, mamma a casa non ritorno”.

TECHNO
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Dopo Detroit, il viaggio tocca Berlino, Amsterdam e Roma. La Techno si diffonde in tutta Europa e nei primissimi anni ‘90 nasce il fenomeno dei rave, legali ed illegali. Da un lato la musica elettronica (House e derivati) si trasformava in Eurodance, toccando pessime punte qualitative, ma picchi di vendita incredibili; dall’altro esce dalle mura dei club, trovando spazio in capannoni, palestre, fabbriche abbandonate, palasport e via dicendo. I rave tra il 1990 ed il 1995 sono stati, comunque, un’esperienza significativa per la diffusione di una nuova cultura musicale. L’Italia, soprattutto a Roma e nel centro, ha avuto modo di ospitare eventi con 10 mila persone, con artisti come Speedy J, Richie Hawtin, Rob Acid e, tra gli italiani, Lory D, Leo Anibaldi, Marco Passarani, Francesco Zappalà, Francesco Farfa, Cirillo.

JUNGLE & DRUM’N'BASS
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Parallelamente, nel periodo di massima fioritura di feste illegali, di critica verso il mondo “ufficiale” della club-culture, nel Regno Unito si pensa bene di accelerare al massimo le battute della musica Reggae e Ska, inventando la Jungle e la Drum’n'Bass. Feste che sembravano non finire mai, capannoni adibiti a light-show e dj accolti come messia che sbarcavano da tutto il mondo in Italia. I denti tutti d’oro di Goldie in consolle erano una garanzia di riuscita della festa e della serata. Il beat sincopato di questo nuovo genere musicale è diventato presto un vero e proprio culto anche da noi, soprattutto in locali come il Brancaleone a Roma e la sua leggendaria serata Agatha.

ELECTRO

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Chitarre rock e lustrini glamour che incontrano la musica elettronica più acida e, perché no, una cassa maranza degna dei dj più cattivi da rave. Ecco l’avvento del fenomeno Electro-Clash, diffusosi nel mondo del clubbing, ma anche nella musica mainstream, tra la fine degli anni ‘90 ed il 2005. Drum machine, chitarre distorte e un certo atteggiamento glam proprio del rock anni 60 ne hanno fatto, per molti versi un fenomeno di moda più che di musica. Molti gruppi, vedi Ladytron o Chick’s on Speed, sono arrivati al successo proponendo un mix di (finta) trasgressione e riff di chitarra presi in prestito dal rock più classico, uniti a un beat propriamente da dancefloor. «A quel tempo, il dogma era rifarsi ai Beatles e agli Zeppelin», dice Daniel Hunt dei Ladytron.

MINIMAL

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Ci avviciniamo ai giorni nostri e, facendolo all’interno della club-culture, non si può prescindere da quello che negli ultimi anni è stato definito il movimento Minimal Techno, da altri definito Micro-House e poi esteso a molta (troppa) produzione musicale elettronica dance. In realtà questo sound così scarno ed ipnotico nasce prima: intorno alla metà degli anni ‘90 grazie a producer celebratissimi come Richie Hawtin (aka Plastikman) e Ricardo Villalobos, o rimasti ai margini della scena come Mika Vainio e Thomas Brinkmann, rari esempi di artisti fedeli alla propria ricerca e lontani dallo star system che oggi domina il mondo del djing. A partire dai primi anni del nuovo millennio questo genere musicale è divenuto rapidamente mainstream e, oggi, i suoi suoni si stanno lentamente riavvicinando alla House di una volta. Per (s)ballare a ritmo di Minimal i luoghi culto sono oggi il Cocoon di Francoforte, il Panorama Bar di Berlino, il Dc10 a Ibiza (se non ne verrà confermata la chiusura) e, in Italia club come il Goa a Roma o i Magazzini Generali a Milano.

NU-RAVE

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La commistione di generi, la mancanza di ricerca ed innovazione ci ha portati oggi a vivere largamente di musica Nu-Rave e derivati. Cos’è il Nu-Rave? Nient’altro che un frullatore in cui vengono messi in parti uguali un po’ di Glam-Rock, di Electro-Clash, di Punk e di Techno Old School…uniti ad una componente edonistico-modaiola molto accentuata. Da molti definito come “Dance-Punk”, questo genere musicale oggi impazza persino nei party dei designer più alla moda e nelle serate frequentate da starlette e personaggi dello show-biz. Alle performance di gruppi culto come Klaxons o Shitdisco arrivano migliaia di giovanissimi agghindati con colori sgargianti, acconciature new-romantic degne dei ruggenti anni ‘80 e mise con improbabili accostamenti cromatici… ma che ci volete fare? E’ il trend che detta legge.

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