Joe Bonamassa in concerto al New Age Club: Storia di un Vero Uomo e della sua Chitarra

27/11 Roncade (Tv). Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima. Ieri sera però Joe Bonamassa ha indossato un paio di occhiali da sole per tutto il suo concerto, tanto lui l’anima la spara sul pubblico attraverso la fidata chitarra. Arrivo presto, prestissimo, attendendo con ansia uno dei miei idoli musicali. Joe é l’erede di BB King, é il profeta bianco di un filone musicale che forse non ha più motivo di esistere, o che forse in questi giorni ne ha diritto sempre di più. Quello che colpisce come una temporale di mezza estate é che con il blues non si può scherzare: o metti a nudo tutto te stesso oppure sei finito. Joe quindi ieri ha rivissuto sul palco del New Age tutte le debolezze, tutti gli scatti di orgoglio, tutte le ricadute che si sono accavallate nella sua vita.

Se ne esce come un pincopallo qualsiasi, ed effettivamente per i più lo é, ma quando imbraccia la chitarra cambia tutto. La fa urlare di paura, la fa gridare di rabbia, la fa vibrare di speranza per un futuro migliore (Bridge to Better Days); non é più un semplice strumento musicale, é la coscienza fatta musica. Quando canta non schiaccia mai sull’acceleratore, una sorta di pudore lo porta a smorzare i toni (mentre lo ascolto mi viene in mente l’Urlo di Munch, con quella faccia disumanizzata, e per questo ancora più umana, che urla squarciando silenziosamente la tela). Poi si allontana dal microfono, lascia stare il plettro ed inizia a dialogare con la sua chitarra, e lì i canali straripano, non ci sono più dighe a contenere il fiume in piena.

Se ne sta lì, davanti a me, mentre insegue misteriosi sentieri creativi, e non può fare altro che piegarsi sotto al peso del suo flusso di coscienza. Trema tutto quando arriva ad incantarsi su un accordo, fino a ripeterlo ossessivamente quattro, cinque, dieci volte sentendo che é quello giusto, é quello da sparare sulla folla. Poi si inerpica su ritmi più veloci per dimostrare che un uomo ha debolezze da vendere, ma ha anche l’orgoglio di non toccare mai il fondo. Due o tre volte alza il pugno esultante, mentre il pubblico lo applaude convinto, poi abbassa lo sguardo e si porta l’indice davanti al naso chiedendo silenzio. Non vola una mosca: le corde della chitarra acustica vibrano lievemente citando l’Autunno di Vivaldi, Robert Johnson, BB King e tutta la tradizione blues che ci viene dietro. Non ce n’é più per nessuno, rimaniamo tutti basiti, mentre vicino a me un ragazzino con la maglietta dei Led Zeppelin ciondola la testa annuendo ed una signora di mezza età chiude gli occhi per l’emozione.

Alla fine del concerto Bonamassa se ne va come era arrivato: in punta di piedi. Guarda il pubblico, due o tre secondi di pausa, e attacca col classico intro di Robert Johnson, il sovrano del Delta Blues anni ’30, per ricordare a se stesso dove tutto quanto é cominciato. Poi scompare dietro le quinte, mentre io mi sento riconoscente: Joe mi hai mostrato chi é un vero uomo.

Stavo per andarmene quando vedo una ventina di persone davanti al palco che fissano qualcosa per terra: il suo plettro! Mentre un ragazzo tenta di arpionarlo con una sciarpa scavalco le transenne e salgo sopra lo stage, lo raccolgo e me lo metto in tasca. Lo so, lo so… E’ roba da adolescenti, ma sapete che vi dico? E chi se ne frega. Soddisfatto del bottino mi accendo una sigaretta appena fuori dal locale, e chi mi trovo davanti? Esatto, proprio il buon Bonamassa che si beve una tazza di the caldo. Mentre firma degli autografi gli dico nel mio inglese stentato: “I’ve stolen your guitar pick!” (col tono da sedicenne idolatrante), e lui (ridendo) “Ooooh! Have you stolen my guitar pick?“. “Yes, but now it’s mine!“.

E guai a chi me lo tocca.

One Response to “Joe Bonamassa in concerto al New Age Club: Storia di un Vero Uomo e della sua Chitarra”

  1. gioy989  on gennaio 7th, 2009

    finalmente posso leggere un articolo del mio super eroe preferito…..complimenti grabi vai alla grande.


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