Afterhours in Concerto: il Nostro Reporter Prima si Arrabbia e poi Lecca l’adrenalina

22/11 – Rimini. Sarò sincero: non chiedetemi di essere imparziale perché sarò parzialissimo. Non chiedetemi di lasciare fuori dalla porta la passione per gli Afterhours perché mi rientra dalla finestra senza controllo. La band di Manuel Agnelli è una scoperta degli ultimi mesi, è un’infatuazione di quelle ancora al primo stadio, quando la razionalità non è ancora arrivata ad annacquare l’istinto.

Salto in macchina dal veneziano con la curiosità di vedere se di lì a poco, al Velvet di Rimini, le mie aspettative saranno deluse o meno, una sorta di “primo appuntamento” con il gruppo milanese. Di pubblico non ce n’è tantissimo, quindi mi metto vicino al palco chiedendomi quale canzone aspetto di cantare più delle altre. Conclusione: tutte. Con una mezz’ora di ritardo le luci si spengono e dall’oscurità esce Manuel, camicia nera, pantaloni neri, capelli neri,  imbracciando una chitarra acustica con fare sbrigativo. Si pianta davanti al microfono ed inizia la sottile nenia dell’intro di “You Know You’re Right” dei Nirvana: sottovoce, quasi sussurrando “I will never bother you/I will never promise to/I will never follow you /I will never bother you”… Ma il pubblico non esiste, è la condizione di chi, da solo su un palco, combatte con i propri demoni ad occhi chiusi. Canta per lui, solo per lui Manuel, per trovare un ordine in quella battaglia che ad ogni concerto si rinnova. Poi l’urlo “yeeee… yeeee… You Know You’re Right, You Know You’re Right” ripetuto all’infinito porta tutti a toccare l’essenza del rock. Chitarra, voce, rabbia e fanculo a tutto il resto.

Entrano gli altri sul palco ma Manuel succhia tutta l’attenzione delle prime file. Se ne sta lì, impalato, biascicando uno striminzito “Grazie” alla fine della seconda canzone, ma è magnetico. Calamita umana, canta ad occhi chiusi per quasi tutto il concerto, mentre qualche problema audio si inizia a far sentire. Giorgio Ciccarelli (il batterista) parla a distanza col fonico, mentre anche gli altri componenti comunicano fra di loro a gesti per capire se tutto sta andando per il verso giusto.

La vera sorpresa degli Afterhours sono gli arrangiamenti live. L’ultimo album “I Milanesi Ammazzano il Sabato” é caratterizzato da delle complesse strutture compositive (quasi cinematografiche), che però sono state riprodotte mirabilmente on stage. Enrico Gabrielli (fiati e percussioni) passa dal sax all’armonica a bocca, dal flauto a dei piccoli tamburi, ad altri strumenti che dire strani è un eufemismo, mentre gli altri si smazzano dandoci dentro fra batteria, chitarra e basso. Se ne vanno le prime canzoni, dove “Neppure Carne da Cannone per Dio”, con il suo ritornello ossessivo, fa la sua maledetta porca figura.

 

Qua iniziano i guai: la parte centrale del concerto è fottutamente meno rock, con canzoni, prevalentemente dell’ultimo album, dal ritmo lento e dal tono cupo. Anche questa è un’anima degli Afterhours, ma in un concerto fatemi sfogare, fatemi andare via di testa, le canzoni ce le avete! Mi sento tradito dalla scaletta e durante “I Milanesi Ammazzano il Sabato” incrocio le braccia, che cantino gli altri se sono contenti. Io aspetto “Sui giovani d’oggi ci Scatarro su”, “Male di Miele”, urlate a chitarra distorta, aspetto di perdere la voce su “Voglio una Pelle Splendida”. Amante ferito, dentro di me li mando tutti a quel paese.

 Inizia però l’ultima parte del concerto, ecco che calano gli assi: partono i primi accordi di “Quello che non c’è” e mi metto ad urlare “Fanculooooo! Ci voleva tanto?”. Arriva il ritornello, Manuel rimane sempre chiuso in se stesso, è da un’altra parte seguito da tutto il pubblico del Velvet. “Ed ecco arriva l’alba so che è qui per me/Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è/ Fottendosi da sé, fottendomi da me/Per quello che non c’è”

Ok. Pace fatta.

Dietro di me sento urlare: “Basta! E’ perfetto così! Non andare avanti!” E invece no. Loro vanno avanti sceverando tutto il rock che hanno nelle vene. Solita struttura: strofa tranquilla / ritornello a pieno gas / strofa tranquilla / ritornello formato bombardamento, ma cavolo se funziona. Arriva “Non è per Sempre”, con il violino elettrico di Dario Ciffo in primo piano, e il Velvet canta all’unisono la decadenza in cui viviamo. Un solo urlo, rabbioso, una sola rabbia, siamo tutti Manuel in questo momento.

Se ne vanno fra gli applausi, silenziosi come erano arrivati. Io mi allontano dal palco, un po’ deluso dalla scaletta, pensando che più Manuel terrà gli occhi chiusi e più il suo disegno troverà ordine.

Poco male, vado a prendermi qualcosa da bere! Arrivo al banco e mi trovo davanti la band orfana del loro leader.

Ecchecazzo, carrambona che sorpresa!

Mi avvicino a Roberto Dell’Era (basso e seconda voce):
“Complimenti per il concerto, soprattutto per gli arrangiamenti live!” (mi tengo per me le rimostranze sulla scaletta)
“Grazie, in verità abbiamo avuto un casino di problemi stasera… Siamo venuti fra il pubblico apposta per sentire le impressioni di chi stava davanti al palco”
“In effetti gesticolavate spesso fra di voi! Alzami questo, abbassami quello… Ma credo che per essere la prima tappa del vostro tour autunnale non si possa pretendere di avere tutto pronto a puntino. No?”
“Sì, abbiamo cambiato abbastanza dal tour estivo… Oggi eravamo molto concentrati sul suono,  é stato un concerto meno rock.”
“Un tour estivo di successo, avete fatto un casino di date!”
“Sono molto contento, anche perché sono entrato da poco nella formazione, quindi a me non pare ancora vero…”
“E com’è entrare a far parte degli Afterhours? E’ stato difficile all’inizio?”
“Guarda, loro sono stati splendidi da subito, mi sono sentito a mio agio appena abbiamo iniziato a lavorare insieme…”
“Siete appena tornati dagli Stati Uniti, com’è suonare di fronte ad un pubblico che non conosce nulla del vostro repertorio?”
“Non me l’aspettavo, ma è una grossissima soddisfazione vedere che le tue canzoni prendono anche chi non conosce nulla di te. Non mi pare vero…”
“Avete appena pubblicato l’edizione deluxe de “I Milanesi Ammazzano il Sabato” e l’antologia “Cuori e Demoni”, come mai questa concomitanza?
“In verità Cuori e Demoni è pubblicata dalla EMI senza il nostro consenso, ma è già uscita?”
“Mi pare proprio di sì…” (e che ne sapevo io di questa cosa con la EMI?)
“Vedi, non possiamo neanche metterci a dire ai fan di non comprarla, perché poi sai come funziona con le etichette discografiche… Ma tu da dove vieni?”
“Venezia”.
“Anche io alla tua età viaggiavo per andare a vedere concerti in giro!”
“E cosa andavi ad ascoltare? Quali erano le tue passioni musicali?”
“Di tutto. Guarda, veramente di tutto. Ma il fatto che qualcuno si metta in viaggio per andarmi a vedere lontano da casa sua io ancora non lo concepisco… Non mi pare vero! Davvero…”

Non pare vero neanche a me di essere finalmente riuscito a “leccare la vostra adrenalina”…

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