Party Nokia Trend Lab @ Alcatraz Milano: il reportage

Primo assunto: Nokia fa dei bei telefonini. Secondo assunto: Nokia fa anche delle belle feste. Ma andiamo per ordine perché il cronista si occupa di sostenere la seconda tesi, per la prima compratevi “Il mio telefonino”. Ieri all’Alcatraz si è svolto il party Nokia trend Lab. Una kermesse all’avanguardia che ha visto la partecipazione di partyaddicted, metrosexual, hipster e giovani (con due g) leve della generazione 2.0. Un pout-porri che ha un senso se inquadrata nella formulazione di un fraseggio da Manuale di Marketing virale ma che ha ancora più senso in un contesto come quello di ieri. Ok, lo so che il lettore medio ha già cambiato pagina per vedere la gallery delle 2night watcher, troppi inglesismi di difficile comprensione. Ma credetemi, la comprensione annaspa in un mare di domande. La prima: perché sono qui? Mi sento terribilmente vecchio. L’età media del party sarà 25 anni a dir tanto. La seconda: perchè il sound fa così schifo? Il tecnico del suono c’è o è impegnato a scaccolarsi?

Ma andiamo oltre. I contenuti. Line up che strizza l’occhio alle nuove tendenze electro-pop. Ci sono I Ladytron, stanchi e fiacchi. Ci sono gli Shit Disco che per le prime quattro canzoni arrancano con un sound pietoso ( e non escono con un album da 3 anni), c’è Bugo il Beck de noi altri, che suona 4 canzoni per pochi sparute presenze (sempre con un sound terrificante), c’è Eboman, l’unico in grado di entusiasmare il sottoscritto con una performance audiovisiva che invito a vedere qui. C’è Niki di RadioDeejay, il presentatore, letteralmente invasato, sproloquitore nato (C‘è qualcuno nato negli anni ’70? Alzano le mani in 4). E infine chiude Calvin Harris, dj famoso per aver remixato Madonna e poi basta. Bravo comunque nel selezionare bei suoni electro-indie. Comunque W la tecnologia. Il giorno prima mi arriva sul cellulare un messaggino con un codice. Sarà il mio biglietto per l’ingresso alla serata. Ecologico e pratico. E ancora, una volta dentro la sensazione di trovarmi in una cabina di regia di dimensioni mostruose: almeno una decina di videowall illuminavano a giorno l’Alcatraz. Quelli della produzione non si sono risparmiati. E ancora un numero imprecisato di telecamere che filmavano per mandare in diretta le immagini e tanto hype (sapete no! L’hype: Nello show business è la pratica pubblicitaria di cercare di far crescere l’interesse del pubblico man mano iniziando anche molto tempo prima dell’uscita del prodotto). Tutte le foto dell’evento le potete vedere qui.

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