Soundlabs Festival 25/26 luglio 2008

25 luglio

Pescara – Roseto Degli Abruzzi, mezzora di macchina, sigarette e tante cazzate in compagnia. Tanto basta per raggiungere lo Stadio Fonte Dell’Olmo, dove questa sera inizia la dodicesima edizione del Soundlabs Festival.

Arrivo, ritiro il pass e appena entrato in area concerti ho un dejà-vu, una sensazione già vissuta. Sì, già, quattro anni fa, ancora diciannovenne mi recai qui ad ammirare le gesta di Manuel Agnelli e soci, Giardini di Mirò e Linea 77. E appena calco l’entrata dello stadio non sembra essere cambiato nulla da allora. Il palco, il bar, le bancarelle sembrano essere state lì per anni. L’impressione dura pochi secondi: facce nuove, dialetti che si mescolano, ragazze e ragazzi dai capelli biondissimi mi fanno capire che in questi quattro anni il Soundlabs abbia aperto un bel po’ gli orizzonti, richiamando un pubblico che questa sera, di abruzzese sembra avere ben poco. Cinque minuti per maturare questa mia tesi, ed é tempo della performance di Vasco Brondi meglio conosciuto come Le Luci della Centrale Elettrica. Questa sera è accompagnato da Giorgio Canali, una delle leggende del rock alternativo italiano (un nome su tutti: CCCP, può bastare?), uno di quelli che le esperienze ce le hanno tatuate sui solchi della pelle. Performance poco convincente per il giovane ferrarese, autore di un songwriting ispirato e metaforico ma che alla lunga risulta ripetitivo e fine a se stesso. E infatti sono proprio i testi il tallone d’Achille (o di Vasco in questo caso), la ricerca forzata dell’originalità di scrittura, rende complessivamente il contenuto banale e forzato. Plauso invece per Giorgio Canali, che presta il suo tocco di vivacità ai brani, con delay acidi e mai banali. Cambio palco, linecheck e performance dei Girls In Hawaii. Devo dire che questi ragazzi, provenienti dal Belgio, ci sanno fare e come. Autori di un pop ben contaminato, mai ripetitivo e raffinato, si cimentano in una performance perfetta, senza sbavature e dai suoni molto ben curati. La loro musica è accompagnata da un supporto video, proiettato su televisori a tubo catodico, di quelli che non se ne vedono quasi più, per dare un tocco cinematografico, e perché no, nostalgico, al tutto. Tempo di scolarsi una birra e sale sul palco Micah P. Hinson, simpatico e occhialuto ragazzotto texano che a giudicare dal look sembra uscito dalla contea di York. Parte con un paio di brani dal sapore country, tanto che il pubblico inizia già ad azzardare paragoni con l’intoccabile Johnny Cash. Quando incomincio a maturare l’ipotesi che a breve mi passeranno tra i piedi dei simpatici torelli da latte usciti da un rodeo, il caro Micah imbraccia la sua Fender Jaguar e incomincia a macinare note acide, dissonanti, estremamente noise. Talmente noise che vado al bar e mi ordino un’altra birra, che finisco appena i Blonde Redhead attaccano il jack alle loro chitarre. Dal trio italo-canadese mi aspettavo qualcosina in più, sicuramente il set era ben curato nei suoni e nelle atmosfere, ma l’ho trovato anche molto freddo e distaccato, con un approccio “formale” sullo strumento, trattato a mio parere come un collega di lavoro che non ti é simpaticissimo, uno di quelli che saluti all’entrata e all’uscita dall’ufficio.

26 luglio

Oggi mi sono concesso un pomeriggio al mare e perciò arrivo leggermente in ritardo allo stadio Fonte Dell’Olmo, quando i Peter Kernel, sostituti di Lightspeed Champion, hanno appena finito il loro set. Poco male, tempo dieci minuti e salgono sul palco gli Enon, che alla vista sembrano una brutta copia dei Blonde Redhead. La musica smentisce la mia impressione iniziale e dopo aver seguito la loro performance attentamente devo dire che i tre yankees non sono affatto male. Suoni e brani orecchiabili, conditi con giri di basso belli rotondi e batteria che miete vittime. Finita la loro performance, non rimane che attendere con curiosità i tanto acclamati Offlaga Disco Pax. Testi che attingono dalla vita comune e da nostalgie politiche con cassa a quattro; binomio inusuale ma efficace quello proposto dal gruppo reggino, che offre un bel set, magari poco coinvolgente dal punto di vista emotivo, visto che un po’ di “fisicità” nel live non ci sarebbe stata male, ma comunque apprezzata dal sottoscritto e dai presenti. Linecheck abbastanza lungo per i Mogwai, forse il gruppo più atteso del festival, che alle 23.45 sale sul palco del Soundlabs. Poche parole, tanti fatti; chitarre che si incastrano creando trame ipnotiche, giri di basso che accarezzano e schiaffeggiano al contempo, batteria che, quando il pedale batte sulla grancassa, ha il sapore di un pugno nello stomaco. I Mogwai offrono una performance emozionante, che punta dritto al cuore dello spettatore, il quale, ogni volta rimane spiazzato dalle improvvise tempeste elettriche. I cinque scozzesi legittimano così la paternità di un genere, dal quale molti gruppi, ora super acclamati dalla stampa, attingono a piene mani. Un concerto che è valso un festival intero, e se il Soundlabs lo lasci col sorriso stampato in faccia, significa che questo sorriso va conservato per la prossima edizione.

Guarda tutte le foto della serata.

2 Responses to “Soundlabs Festival 25/26 luglio 2008”

  1. SergenteCalippo  on agosto 1st, 2008

    Posso dire che Vasco Brondi avrebbe bisogno di una cura a suon di bistecche di filetto e Motörhead?

  2. parimpampu81  on marzo 21st, 2009

    Il tuo modo di scrivere è molto bello…Riesci a ricreare l’atmosfera con le tue parole…e ciò non è da tutti…Complimenti!Comunque si vede dal tuo sguardo che sei una persona interessante…Lo so perché io e te ci “conosciamo” di persona….


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