24 luglio: Rem a Villa Manin

2night_foto(5).jpg2night_foto.JPG2night_foto(2).JPG2night_foto(3).JPG2night_foto(4).JPG

Non c’è niente da fare: i REM sono di un altro pianeta. La differenza si sente e soprattutto si nota subito. Basta vedere l’entrata in scena della band per capire che la serata sarà un successo. La folla è già in delirio quando mettono il primo piede sul palco. Micheal Stipe e soci non deludono i fan, concedendosi alle ovazione e agli applausi. Potrebbe essere la fine, invece, è solo l’inizio di un concerto ben suonato e ben organizzato da Azalea Promotion. I REM però non sono una boy band e alla presenza scenica aggiungono una grande capacità di usare gli strumenti e di cantare live, captando le emozioni della folla.

Il concerto vero e proprio inizia qualche ora prima quando gli Editors, come impiegati del catasto svizzero, cominciano a suonare dalle 20. Sono ancora nel parcheggio quando attaccano con “An End Has A Start”, la loro canzone forse più famosa che passa su Virgin Radio. Peccato perché avrei voluto gustarmeli meglio, visto che si dice un gran bene di loro, ma finiscono per fare da sottofondo mentre giro intorno alle mura in cerca dell’ingresso. Finalmente si arriva nel grande prato della villa, già ben affollato di gente. L’atmosfera è quella giusta, il sole tramonta sulla destra, il palco è bello grande e gli Editors ci danno dentro con la loro miscela di rock e new wave inglese. Sono uno di quei gruppi che da soli potrebbero valere il prezzo del biglietto. Dopo averli ascoltati qualcuno potrebbe essere tentato di dire snobisticamente: “io ero qui solo per loro, il resto non mi interessa” e defilarsi. Invece il meglio deve ancora venire, nessuno si muove, anzi il pubblico continua a crescere.

Si attende che scenda il buio, si scoprirà più tardi il perché, per adesso lo stage è solo una quinta nera. Poi finalmente si accende un grande schermo e salgono sul palco Micheal Stipe, vestito in giacca e cravatta, e soci. La loro immagine è moltiplicata, non per effetto delle birre che si sono bevute, ma grazie al gioco di specchi creato dalla scenografia. Il retro palco è costituito da 5 colonne video e un grande pannello dove vengono proiettate le immagini della band scomposte come un quadro cubista, seppiate e virate in diversi colori. Durante tutto lo show c’è una telecamera che li riprende da diverse inquadrature e in primi piani.

La prima parte del concerto è dedicata alle canzoni dell’ultimo album “Accelerate”. Il concerto ha un buon ritmo, alterna pezzi veloci con belle ballate, come quando Mike Mills si mette al piano e Micheal Stipe intona “Nightswimming”. L’apice giunge con “Losing My Religion”, Micheal Stipe scende tra il pubblico per farsi abbracciare dai fan che non aspettano altro. L’ultima parte è un’infilata di pezzi pazzeschi, composti in questi 20 anni: “The Great Beyond”, “Bab Day”, “Hollow man”. Dopo quasi due ore i Rem riescono per i bis, conclusi da “It’s the End of the World as We Know It” e “Man On The Moon”. L’impressione è che l’uomo sulla luna non sia Andy Kaufman, ma Micheal Stipe, davvero istrionico e ispirato questa sera.

Guarda tutte le foto della serata

Leave a Reply