Festival di Benicassim 08: il reportage

Non c’era solo la curiosità di assistere ad un festival “internazionale” con una line up varia e meritevole che andava da Leonard Cohen ai Justice, ma anche di starsene tre giorni al mare spaparanzati al sole con la sola preoccupazione di pianificare gli orari per spostarsi da un concerto all’altro. Tanto è bastato per convincere la mia indomita pigrizia a preparare armi e bagagli per Benicassim, località di mare nella provincia Valenciana. Un festival, un evento di portata internazionale, più di 90 concerti e 80.000 persone.

Arrivati a destinazione, dopo il ritiro dei biglietti (che per la cronaca costavano 170 euro per 4 giorni di festival, campeggio compreso), sistemiamo la tenda in una delle tre aree riservate al campeggio. Scegliamo quella vicina all’area concerti: una spianata polverosa e senza alberi. Da li inizia il vortice che ci ha accompagnato per tutta la durata del festival, che, clima mediterraneo a parte, sembrava si svolgesse da qualche parte in Inghilterra: pelli bianche e accento cockney ovunque. Pochi i francesi, molto pochi gli italiani, pochi persino gli spagnoli.

Quattro palchi, 80.000 metri quadri di area attrezzata con bar, ristoranti, schermi giganti e chill out area. La giornata del festival iniziava alle 17.30 e finiva alle 8 di mattina. Impossibile elencare tutti i concerti; vi dico solo che c’era solo l’imbarazzo della scelta tra rock, pop, dance e avanguardia. Persi il primo giorno dove in scaletta capeggiavano i Nada Surf, These new Puritans, Black Lips e Battles, nonché i grandi Sigur Ros.

Venerdì
Il battesimo lo abbiamo il giorno dopo, venerdì, con i Babyshambles. Concerto carino, suonato bene. Niente colpi di testa o invettive. Piccola curiosità gossipara: il giorno successivo hanno suonato i The Kills di Alison “VV” Mosshart e Jamie “Hotel” Hince, coppia affiatata, almeno fino a quando lui ha lasciato lei per Kate Moss, storica ex di Doherty. Mi viene da pensare che cosa sarebbe successo se avessero suonato lo stesso giorno…
Gossip a parte dopo il gruppo della star Doherty si continua con i New York Dolls (che non ho visto per assistere al concerto degli Hot Chip) e con i My Bloody Valentine, che intravedo un po’ scialbi. Sul main stage successivamente mi godo la virata dance pop con Roisin Murphy e Mika, la prima una performer eccezionale, il secondo divertimento allo stato puro. Alle 5 è il turno dei Glimmers, grandiosi e trascinatori. La notte si chiude con Josh Wink che fino alle 8 fa muovere i corpi sotto il tendone del palco Fiberfib.

Sabato
Arriviamo tardi. Ci perdiamo quel burlone di John Spencer dedito a trastullarsi con il rockabilly dei suoi Heavy Trash. Arriviamo per i My Morning Jacket, una sorpresa. Si continua con i The Kills, una conferma, e il redivivo Tricky (dimagrito all’osso) che non esalta ma non delude. I Booka Shade calamitano l’attenzione degli under 25 più danzerecci. Il palco grande si chiude con il garage soul di Gnarls Barkley, quello di “Crazy”, che, tormentone radiofonico a parte, dimostra capacità vocali e musicali straordinarie. I Radio Slave sono l’ultima spiaggia per dimenarmi fino all’alba.

Domenica
Si chiude alla grande. Si comincia con Leonard Cohen, un gigante che intona canzoni da pelle d’oca. Pubblico estasiato per un’ora magica. Subito dopo mi attende Morrissey e il suo pop nobile. Qualche canzone degli Smiths e la sensazione che la storia musicale oggi passa da qui. Storia che calca il palco anche con Siouxsie, la sacerdotessa nera del punk che delizia con uno show rock con hit dei Banshees che fanno la gioia dei pochi dark rocker presenti. Chiude sul palco centrale i Vive la Fete, anch’essi divertenti e gran musicisti. Chirurgici i Justice: un loro live set è un’esperienza che si ripete serialmente: mani alzate e scaletta identica ovunque. Non mi cattura Richard Hawley. Alle 6 è tempo di recuperare armi e bagagli per tornare verso casa.

Lunedì
Si parte ma con la consapevolezza di aver assistito ad un evento unico. Ormai sono solito ripetere al mio compagno di viaggio che “Sono troppo vecchio per questo genere di cose e che questo è l’ultimo evento randagio che faccio”. Col senno di poi penso che solo gli stolti non cambiano mai idea.

Guarda tutte le foto del Festival.

One Response to “Festival di Benicassim 08: il reportage”

  1. raveroom  on luglio 30th, 2008

    M E R A V I G L I O S O . . .


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