Archive for maggio, 2008

AUDIOVISIVA 5.0: MILANO PIMPATA DA MUSICA E IMMAGINI

E se la città e i suoi muri fossero come un film surreale dai contorni indefiniti e indefinibili? Potrebbero diventarlo in seguito all’assunzione di qualche droga. Alle sostanze preferiamo però le situazioni “stimolanti”, e quella di Audiovisiva lo è stata senz’altro. La zona di Corso di Porta Ticinese è stata “pimpata” da corner audiovisivi che hanno cambiato faccia alle facciate, e non solo. La Basilica di San Lorenzo, per cominciare, colorata come un graffito di Keith Haring, assumeva i contorni di un muro al quale era stato fatto il maquillage. Più avanti, sopra il Coquetel, nel cosiddetto “Diesel Wall”, scorrevano le immagini di una telecamera che riprendeva un foglio da riempire con i messaggi e i disegni di chi voleva cimentarsi con carta e penna. Momento topico, il messaggio d’amore di un temerario: “Cristina mi vuoi sposare?” (sotto la foto). Un gesto d’altri tempi che ha fatto sciogliere le donne e ridere gli uomini.

Ancora più avanti di fianco al Museo Diocesano un altro muro animato dove scorrevano le immagini di video musicali e corti sperimentali. Ancora, dentro il Museo Diocesano un palco e un videowall dove abbiamo assistito alla live performance di Frank Sant Us (finalisti di Elettrowave) alle prese con l’insonorizzazione di spezzoni montati ad hoc de “Il Buono il Brutto e il cattivo“. Musica elettronica che raccontava l’epico film attraverso la destrutturazione del racconto cinematografico. Le discoteche potrebbero impazzire per una cosa come questa.

Mezzanotte, Audiovisiva chiude. Si aprono i Magazzini di Porta Genova. Noi ci dirigiamo verso altri lidi. L’indomani ci dicono che la festa era imballatissima e caldissima, come avevamo sperimentato poco tempo fa per la festa di Qoob. Foto By Marco Pittaluga

JAZZ CLUB

Il luogo misterioso, esserci o non esserci?

Premessa: non sono sicuro che lo spazio in questione esista ancora. L’ultima mia apparizione in loco risale a circa un anno e mezzo fa, in una notte di gennaio (siamo intorno a metà mese se non mi sbaglio), ma ne conservo ancora ricordi dalle tinte forti.
Serata stanca, domenica se non sbaglio, dopo un weekend con orari perfettamente spagnoli (avete mai provato a dire a un madrileno, di sabato sera, che siete stanchi e volete tornare a casa prima delle 7 del mattino?), insomma la meno indicata per uscire all’avventura nel cuore della capitale iberica.
Anyway, Carlos (nome chiaramente di comodo), tra una camomilla e un cioccolatino davanti al dvd di turno, propone di fare un salto al Jazz Club… “tanto sono appena passate le due, è presto”. Giulia ed io lo guardiamo allibiti, ma in fondo, è quasi finita la breve vacanza, si può fare.

Dopo aver camminato nelle vie del centro, mi trovo davanti un anonimo palazzo, apparentemente destinato a uffici o attività commerciali. Guardo Carlos credendo a uno scherzo, ma lui, deciso, suona il citofono. Bofonchia qualcosa in castigliano stretto e ci aprono il portone…ed io che pensavo di entrare in un fumoso localetto con batteria, sax e basso. Il panorama è piuttosto diverso.
Un appartamento trasformato in lounge-club di tendenza: velluto rosso sulle pareti, arredi decò e baroccheggianti, piccolo bar ricavato all’ingresso e le camere adibite a piccoli privé. In fondo una sala dedicata al dj, che in quell’occasione suonava un ottimo mix di funk, soul e rare-grooves.
L’atmosfera è paradossale, Kafkiana e alla proibizionismo americano allo stesso tempo, con gente disinvolta che beve allegramente assenzio e champagne. Entrare, mi dicono, è permesso solo se si conoscono i proprietari di casa…piazzati dietro al bancone e nella sala musicale.
Il risultato della serata (nottata piuttosto) è una serie di incontri con personaggi della notte madrilena inconsueti per usare un eufemismo. Nell’ordine ho divagato con: un mio compaesano trapiantato in Centro America (Colombia o Venezuela?), dove insegnava italiano nei collegi dell’alta società; una coppia di ragazze circensi e, ma che non si sappia troppo in giro, Manu Chao che parlava di cultura afro-europea…
Orario di ritorno a casa, manco a dirlo, ore 8 del mattino. Con un dubbio in testa: ma sarà proprio in regola il Jazz Club di Madrid?

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Come le ballerine di Bollywood

Un tempo era l’aerobica. Poi venne il boom della yoga, subito seguito dal corollario del pilates. Il nuovo tormentone in ambito fitness guarda invece a Bollywood. Guru delle coreografie più complesse e vibranti è Hemalayaa Behl (www.hemalayaa.com): sei suoi DVD in testa alle vendite negli USA ed un parterre di donne americane già “innamorate” di lei (tra cui l’attrice Leigh Rachel Faithe) e soprattutto dei tradizionali ritmi indiani, tra Bhangra ed Indian MTV(www.mtvindia.com), tra energia e femminilità.

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Una sera al Pigneto

Chi è di Roma lo conosce ed anzi non ne può piu del solito refrain “Ahhh che carino il Pigneto” mentre per chi viene da fuori la descrizione è facile: un quartiere popolare, stradine e casette basse, dove la Roma popolare si è vista invadere da intelettuali bohemien, fricchettoni in fuga da San Lorenzo ed artisti che vorrebbero stare a Berlino… Al di la di tutto ciò, il Pigneto è comunque un bel posto per vivere o per passare una serata tra ristorantini chic, bar e trattorie di quartiere dal sapore vintage, negozi e locali cool & underground. Il luogo migliore per cominciare la serata è senza dubbio la vineria di Gabriele, nascosta in via Ascoli Piceno. “Be”, direte voi, “ sarà soltanto un’altra vineria”. Ed invece qui vi sbagliate, perché quella di Gabriele è l’unica vineria punk che io conosca, dove invece del solito jazzetto smoscia serata, la musica è rigorosamente rock’n’roll, Jarret è bandito all’ingresso e dalle casse pompano Lou Reed a tutto volume! Finito il cicchetto dell’aperitivo, conviene traversare il ponte che divide il quartiere, lasciando l’isola pedonale per passare alla “rive gouche” del Pigneto. Superati gli interminabili lavori della metro C si arriva ad uno slargo dove nel giro di pochi metri troviamo il Tam Tam, un locale arredato in stile giungla, decisamente demodè ma dal divertimento assicurato, e le Officine Pigneto. Nate due anni or sono dall’unione di un gruppo di ex studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia e videomaker indipendenti, le Officine sono uno spazio multifunzionale, studio di produzione audio/video durante il giorno, locale alternativo e di tendenza la sera. Tra un drink e l’altro, la musica è sempre buona, le videoproiezione sono tra le più belle che io abbia visto ultimamente e la compagnia sveglia e pretenziosa. Superando la piccola folla che in pratica occupa tutto il marciapiede si arriva al Fanfulla, ultimo arrivato tra i locali super-frequentati di Roma. Una volta espletate le formalità per la tessera arci, si entra in questo vetusto stanzone, arredato in maniera sobria che da subito ti colpisce per l’atmosfera caciarona che vi regna. Fuorisede ubriachi, alternativi in cerca di danze ed ubriaconi da mezza Roma, si accalcano al bancone, dove i prezzi popolari assicurano mal di testa e divertimento a tutti i presenti. Ogni week end c’è un dj set ed oggi è la serata “Prinz verde”: a farla da padrone è il dj Okapi, con la sua musica a 8 bit allegra e fanfarona, di sicuro più gradevole delle solite robe cervellotiche per amanti della minimale. La prima impressione era quella giusta, ci si diverte, l’atmosera è rilassata e tra un drink e l’altro mi ritrovo brilla verso l’uscita…bè, buona notte Pigneto.

PARTY SPOSTATO “SPOSSATO” E UNA DOMANDA SERPEGGIA NELL’ETERE: SE I CIRCOLI ARCI DESSERO FASTIDIO?

Sabato si è svolto il Qoob Party. Ma non al Circolo Arci Bitte, come inizialmente previsto. Venerdì scorso la polizia municipale ha apposto i sigilli al locale dichiarandolo inagibile a causa di problemi di sicurezza. I ragazzi si difendono dichiarandosi “innocenti” e di avere tutte le carte in regola. Dunque qual’è la questione? Probabilmente ai vigili serviva un pretesto per chiudere una realtà che dava fastidio? Una strana vicenda sulla quale ci torniamo dopo il “salto pubblicitario”, con una dichiarazione di fuoco Emanuele Patti presidente dell’Arci Milano.

Dicevamo del Qoob party che si è svolto in extremis ai Magazzini di Porta Genova. Negli ex locali di stoccaggio delle ferrovie c’era già in programma una festa. L’unione, è il caso di dirlo, non ha fatto la forza. Pienone, com’era prevedibile. Nonostante una degna line-up (Dj schierati in consolle: Painè, Kleopatra, A-Trak, Rocco Rampino, meglio conosciuto come Congorock, e dai sempresulpezzo DjPersignora), l’acustica era pessima, l’età media bassa (sembrava la festa di fine liceo), le code kilometriche al bar e, come sull’Autosole ad agosto, gli ingorghi infiniti uniti al caldo infernale. Rispetto alla precedente festa Qoob dello scorso anno in via Assab mancava uno spazio adeguato alla parte video e uno spazio di decompressione adeguato (ok, la pioggia ci ha messo il suo). Lo spostamento improvviso è stato fatale: festa bocciata e organizzatori infoiati. Qoob e Bitte ringraziano l’annonaria per il servizio reso.

Tornando alla questione della chiusura del Bitte…
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