Archive for aprile, 2008

VENICE FETISH IN SALSA 947

Quando vedo per la prima volta la locandina del Venice Fetish, mi viene in mente Mosley (quello della F.I.A.), non capisco bene che tipi siano, ma la faccenda mi stuzzica. Più di tutto mi pare eloquente il dress code. Tra i consigli più interessanti per il total look fetish ci sono lingerie in bella vista, collarini con le borchie, tacchi a spillo, gomma, plastica… Mi viene in mente Rossella di Four Wedding and a funeral e le sue considerazioni sulla gomma e i pervertiti.
Insomma, vista così non mi mette una gran voglia di andare, va bene che all’altra me stessa le provocazioni piacciono parecchio, ma ho una gran paura di sentirmi un pesce fuor d’acqua.

All’improvviso però entra in scena la mia amica Elena, procacciatrice ufficiale di feste da urlo. Un paio di mail e siamo già d’accordo: venerdì la passo a prendere io e ci si infila nel fetish. Nella locandina la location rimane un mistero, ma noi abbiamo i nostri informatori, e se c’è di mezzo il 947 per me è già una buona credenziale, anzi la migliore che ci sia. Poi il dj è Matteo, fatta, andiamo. E per il dress code? Ci affidiamo ad un saggio total black, il collarino con le borchie proprio non saprei dove recuperarlo.

Venerdì 18: finalmente è finita la settimana, esco di corsa dall’ufficio, mi cambio (tentenno un po’ ma poi mi metto i tacchi: pessima idea), passo a prendere la Elena e scopro che mi ha tradito: pantaloni bianchi, maglia rossa, chiodo melanzana, vabbè la prossima volta non mi frega. Arriviamo che sta quasi per piovere, sulla scala ci attende la prima performer: mini inguinale, mascherina e corpetto di tre o quattro centimetri quadrati trasparente e ricamato. Tra la scala con la moquette nera, l’arredamento new roccocò, le luci basse, mi pare che ci abbiano saputo fare alla grande. L’effetto che mi fa la tipa sulle scale è a metà tra l’inquietudine e l’ammirazione.

E’ presto, al locale c’è ancora poca gente, meglio così ne approfittiamo per due chiacchiere con Max e Mauri: ci appuntiamo tutte le nuove feste che hanno organizzato. La Elena gira per il locale a fare un po’ di foto. Tutti i performer hanno una maschera nera. Una ragazza è vestita di pelle, pantaloni a vita ultra bassa, gilet scollatissimo, tutto molto aderente. Gira provocatoriamente per i divanetti dicendo “devo mostrarvi una cosa” e comincia a tirare all’ingiù la cerniera che le chiude il corpetto… è uno scherzo, la cosa bella è che qui non si scade mai nel volgare.
Poi ce n’è un’altra, alta almeno 1.80, costumino nero, veletta di pizzo sugli occhi. Deciso: i costumi mi piacciono.

 

Il barman del 947 è il mio mito da quando ho assaggiato il basiliquito. Ma questa sera ha fatto un cocktail speciale, e noi ci fidiamo. Io non bevo quasi nulla, è un po’ forte per me, ma la Elena gradisce anche il mio, così non devo fare la figura di quella che non beve. Il locale si è riempito e parte la musica per la performance. Motivi orientali, la ragazza balla in modo sinuoso, il suo compagno (giacca smoking, calzamaglia trasparente e mocassini neri) la illumina a scatti. Con il locale buio, il borotalco profumato spruzzato nell’aria, i cocktail l’atmosfera onirica è completa…

Peccato che dobbiamo scappare, a mezzanotte e mezzo la mia zucca si ritrasforma in carrozza (la fatina mi ha concesso un bonus di mezz’ora, n.d.r.) , devo tornare a Mestre, ho i tacchi, piove e mi aspettano almeno due ponti colossali: più un indeterminato numero di ponticelli minori. Alla fine cedo e l’ultimo pezzo me lo faccio scalza, fortuna che è buio e non mi vede nessuno. La Elena ride. Buonanotte.

2night Design Party

Non usiamo facili trionfalismi. Quello di sabato al T 35 è stato il party più riuscito di Zona Tortona, punto. Il dj set di Justin Robertson ha smosso animi e gambe in un’estasi collettiva di corpi danzanti. Il T 35 sembrava il Loft di Londra, gente che ballava ovunque si trovasse: sulle scale, in terrazza, sotto la consolle, qualcuno giura di aver visto gente ballare anche in bagno. Pienone annunciato dunque per la festa che di fatto chiude la settimana del design. 2night e Tdk Life on Record hanno centrato l’obiettivo, merito anche del warm up del nostro Miranda Gustavsson. A chi è rimasto fuori rimarchiamo l’avvertimento per l’anno prossimo: arrivate presto.

E la serata è stata anche il teatro della premiazione del 2night design Award. La giovane giuria di designer ha sentenziato: tra Mono, Revel e Bitte la location vincitrice è il Circolo Bitte per “il suo essere factory creativa intensamente vissuta”. Sul palco annunciati dal nostro Giorgio Govi, Tommaso “Tommy” Manzini e Flipper hanno ritirato la targa entrambi visibilmente emozionati. Il tempo dei ringraziamenti e la festa è esplosa sotto le sapienti mani del dj anglosassone dalla tecnica perfetta. Per parte nostra dopo il party siamo andati dai ragazzi del Bitte a complimentarci personalmente.

WMC: Winter Music Conference

 

Un festival? Non proprio!

Un raduno di gente bizzarra? Neanche!

Una rassegna musicale? Mmmmmmmhhhhhhh, non solo!

Una conferenza sul clubbing? Anche…

 

La Winter Music Conference (WMC per gli amici) è da oltre un decennio un appuntamento fisso per i clubber di mezzo mondo, per le label dance-oriented e per gli addetti ai lavori in genere.

Nata come incontro tra i promoter del business dance (e soprattutto house) negli anni ’90, si evoluta fino a diventare uno degli eventi più importanti nel mondo della scena musicale dedicata ai locali da ballo. Alle conferenze e show-case si sono a poco a poco aggiunti dei party stratosferici; ai seminari dedicati alla tecnologia, degli after-hour lunghi 12 ore e più; agli incontri relativi al calo-di-vendite-dei-dischi, dei pool party negli hotel più trendy di South Beach.

Insomma, la conference lancia Miami come una delle capitali della scena club più importanti del globo. Per 6 giorni locali, bar, spiagge, hotel e negozi di grido sono invasi da djs e forzati dei dancefloor. Ogni angolo dotato di consolle. Il National, uno degli hotel più in vista di South Beach, proprio su Ocean Drive e Collins Avenue, per questa edizione 2008 ha dotato tutte le suite affacciate sulla piscina di mixer, piatti ed impianti audio da discoteca… Il risultato? Provate a immaginarlo…

Di quanta gente colorata e festaiola fosse agghindata la città non serve neanche provare ad immaginarlo, così come di quanti party ogni sera proponessero il gotha del djing mondiale: dalla house più classica alla techno dura e scura; dalla minimal all’hip-hop made in U.s.a… Di tutto? Naaaaaaaa, dippppppiù!

Paris Hilton fà festa in discoteca da Lele Mora

Finché non l’hanno vista arrivare erano in molti a dubitare che fosse proprio lei, l’ereditiera più chiacchierata del pianeta! E invece Paris Hilton, la regina incontrastata delle folli notti d’Oltreoceano ha animato da par suo la notte di sabato 12 aprile al Lele Mora House di Desenzano. Accolta all’esterno dagli immancabili paparazzi la bella biondina americana scortata da uno stuolo di gorilla ha salutato subito il padrone di casa e poi si è fiondata subito nel privé.


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Fuorisalone 2008: l’inaugurazione

E’ la settimana più golosa dell’anno. Gli eventi si susseguono vorticosi e un bacino composto da designer, creativi, fannulloni e night victim non aspettano altro: il FuoriSalone. C’è spazio per tutti, o quasi. L’inaugurazione è il momento dove l’invito conta e conta presenziare. La serata del cronista inizia al That’s Design, evento dedicato alle scuole internazionali di design, negli spazi di via Tortona ex Ansaldo, di fronte al Supertudipiù. La premessa è doverosa: la vecchia collocazione a Industria Superstudio in via Forcella era più scenografica, più capiente e meglio gestita. Il nuovo spazio, superbrandizzato di rosso, è piccolo, affollato, e per nulla così creativo. Ma questa è l’opinione dell’uomo della strada, suscettibile di essere smentita da esperti del campo. La seconda location visitata dal cronista impenitente, vigile e sempre “sul pezzo” è l’esposizione al design hotel Nhow. Luci, light design e bizzarrie varie da visitare con riserva.

Abbandoniamo Tortona, ci ritorneremo per una visita più approfondita. Ci dirigiamo verso La Triennale Bovisa dove nel Pink Pavillon Gaetano Pesce espone un suo progetto. Nel cortile di Triennale Tdk espone nel suo container illuminato a giorno memorie dal passato ed emozioni da un prossimo futuro. Consigliamo la vista solo ad amatori dei supporti fonografici.

A base B c’era la festa di Zanotta. La snobbiamo. Ci aspetta Sebastian Tellier per la serata di inaugurazione di Elita ai Magazzini. Come da copione sembrava una serata Bugget Out! e va bene così. Volti conosciuti, intellighenzia musicale radunata per l’evento (abbiamo intravisto anche Carlo Antonelli direttore di Rolling Stone, Alioscia, Fontana…) e buona musica. Opening act tutto per il parigino. Sembra Big Lebowski invece è un genio del french touch e il suo eclettismo è li a dimostrarlo: suona la chitarra elettrica e il pianoforte con consumata maestria e una voce quasi angelica. A dispetto del suo look: ad un primo sguardo più che un consumato e raffinato artista sembrerebbe un reduce dei Greatful Dead. Segue JUAN MACLEAN con la sua house e a seguire MSTRKRFT e la loro hard elettro. Domani? Altro giorno altro, un nuovo turbinio di eventi.