Appunti da una Sanremo agonizzante

Sanremo è Sanremo. Il festival televisivo più importante del nostro paese. Ben inteso, televisivo, non musicale. Siamo andati a dare un occhiata.

 

La televisione generalista è morta, o quantomeno sta esalando le ultime boccate di ossigeno. Lo share ne è stata la prova tangibile. Ma non occorre snocciolare dati e percentuali, basta passeggiare per le vie della cittadina ligure per accorgersene. Durante i concerti all’aperto, il Sanremo Off, il pubblico ha una media di 60 anni. Sul palco non ci sono i Subsonica, lo avrete capito, ma i Dik Dik.

Sognando California o l’immortalità questo è un dettaglio, la realtà è molto più triste.

 

 

A Sanremo la partecipazione popolare è parte integrante del folklore locale. La frenesia nell’adocchiare il vip di turno è endemica e colpisce gente di tutte le età. Paparazzi improvvisati, casalinghe disperate, papà di famiglia e ragazzotti si arrampicano sulle vetrine dei ristoranti per adocchiare il cantante di turno. Nella foto il drappello di gente invoca San Gigi D’Alessio e la Tatangelo intenti a cenare insieme.

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Le televisioni e le radio di tutta Italia sono a Sanremo durante il festival: 1200 giornalisti accreditati, un dispiegamento di forze manco alle convention elle primarie USA. Da Radio Subalpina a Radio Alice e Tv Cosenza, ognuno vuole la sua striscia quotidiana dal festival. Capita dunque di incrociare troupe televisive che in piena notte approfittano per una ripresa davanti al teatro Ariston: “La quiete è scesa su Sanremo, domani la finale dove si decreterà il vincitore. Aspettiamo trepidanti la nomina del vincitore che secondo indiscrezioni potrebbe essere…”. Il camion per la pulizia delle strade censura il pronostico.

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William Varacalli poteva vincere il festival, altro che Lole e Joe Di Tonno. La sua canzone rimarrà un mistero. Per il prossimo Festival (se ci sarà) vogliamo William sul palco. Provaci ancora William, l’Italia tutta è con te.

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In tutti i red carpet che si rispettano c’è sempre un fotografo pronto a scattare una foto e c’è sempre una folla adorante pronta ad immortalare un momento magico, quasi mistico: l’apparizione del vip. Vip watching la chiamano questa strana “disciplina”. Consiste nell’appostarsi lungo la transenna, opportunamente conquistata dopo ore e ore di agonizzante stazionamento, e aspettare. Viene da chiedersi quale sia il vero oppio del popolo. Il VIP batte la religione 10 a 0.

 

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